Digital marketing |
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Francesca Pietrobon
C'è un pregiudizio sull'email marketing che sentiamo spesso dai nuovi clienti: "Sì, ma io personalmente le newsletter non le leggo mai, quindi non può funzionare".
È un ragionamento comprensibile. Il problema è che non funziona così. Il fatto che tu non legga le email che ricevi non dice nulla sull'efficacia del canale, dice solo qualcosa sulle email che ricevi tu. E probabilmente sul fatto che qualcuno non le ha costruite abbastanza bene da meritarsi la tua attenzione.
Chi si iscrive a una newsletter di un brand che gli piace, invece, sta facendo una cosa precisa: sta alzando la mano e dicendo "voglio sapere di più da te". È un gesto attivo, in un'epoca in cui l'attenzione è la risorsa più scarsa che esiste. Non va sprecato.
I numeri, non le sensazioni
L'email marketing è stabilmente uno dei canali a più alto tasso di conversione nel panorama digitale. Le stime variano a seconda del settore, ma il ROI medio si aggira intorno ai 36€ per ogni euro investito. Per un e-commerce, le email, tra flussi automatici e comunicazioni pianificate, possono arrivare a generare tra il 20% e il 30% del fatturato totale.
Sono numeri. Non opinioni, non sensazioni.
Un posto dove finalmente si può scrivere
C'è un aspetto dell'email marketing che secondo me viene troppo spesso trascurato, e che chi lavora sui social conosce bene per esperienza diretta.
Sui feed di Instagram, TikTok, LinkedIn, l'utente è in modalità sopravvivenza cognitiva. È bombardato da stimoli, suoni, colori, notifiche. Il cervello impara a filtrare rapidamente, a decidere in frazioni di secondo cosa merita attenzione e cosa no. In questo contesto, portare un contenuto elaborato è una sfida enorme. Hai tre secondi per agganciare qualcuno, e anche quando ci riesci, l'algoritmo decide quante dei tuoi 10.000 follower lo vedranno davvero (spesso qualche centinaio).
La newsletter è un ambiente completamente diverso. Chi apre una mail è in una modalità mentale diversa, più disponibile. Ha scelto di essere lì. E questo significa che puoi permetterti di andare in profondità: raccontare, argomentare, educare. Non è vero che le persone non leggono più, leggono eccome, se hai qualcosa di interessante da dire e qualcuno ha impiegato del tempo per dirlo bene.
Il tuo pubblico sui social è in affitto. La lista email è tua.
Ogni follower che acquisisci su Instagram vive su un'infrastruttura che non controlliamo. Meta può cambiare l'algoritmo, ridurre la reach organica, o semplicemente decidere di mostrarti meno. È già successo, più volte, e continuerà a succedere.
La tua lista email, invece, è un asset proprietario. Nessun intermediario decide se il messaggio arriva: se la lista è costruita bene, la delivery è buona, e le email sono rilevanti, scrivi a diecimila persone e diecimila le ricevono. È un canale diretto, personale, che nessun aggiornamento di piattaforma può toglierti.
Per questo vale la pena costruirla con cura e soprattutto, vale la pena non "bruciarla" con comunicazioni che non rispettano la fiducia di chi si è iscritto.
Non solo promozioni
L'errore più comune che vediamo nelle aziende che si avvicinano all'email marketing è considerarlo e usarlo esclusivamente come megafono promozionale. Sconti, lanci, offerte. Ogni email è una DEM, ogni invio è "compra adesso".
Funziona, a volte. Ma nel lungo periodo logora la lista. Le persone si disiscrivono, o semplicemente smettono di aprire e una lista che non apre è peggio di una lista piccola.
Le aziende che ottengono i risultati migliori sono quelle che trovano un equilibrio: comunicazioni commerciali sì, ma alternate a contenuti che portano valore reale. Una guida, un dietro le quinte, un punto di vista sul settore, una storia. Cose che fanno sentire chi legge fortunato di essere in quella lista, non solo bersagliato da offerte.
Vale la pena farlo? Dipende.
Non vogliamo convincere nessuno a fare email marketing a tutti i costi. Come ogni strumento, funziona se usato nel contesto giusto e con le aspettative giuste. Quindi, prima di partire:
Non ha senso investirci se…
❌ Pensi di impostare tutto una volta e non toccarlo più. I flussi automatici sono potenti, ma invecchiano. Vanno monitorati, aggiornati, migliorati nel tempo.
❌ Non hai chiarezza su chi vuoi raggiungere e cosa vuoi comunicare. Una lista indifferenziata a cui mandare tutto a tutti è il modo più veloce per ottenere disiscrizioni.
❌ L'obiettivo è solo vendere. Se ogni email è un'offerta, le persone imparano presto ad aprirle solo durante i saldi e a ignorarle nel resto dell'anno.
Ha molto senso invece se…
✅ Hai già un pubblico, anche piccolo, che ha mostrato interesse nel tuo brand. Quella lista, anche da poche centinaia di persone, vale più di diecimila follower passivi.
✅ Vuoi costruire una relazione continuativa con i tuoi clienti, non solo intercettarli nel momento dell'acquisto. Il post-vendita, la fidelizzazione, il ritorno: l'email è il canale ideale per tutto questo.
✅ Hai qualcosa da dire. Non serve essere un editore: serve avere un punto di vista, una competenza, una storia. Se ce l'hai, l'email ti dà lo spazio per raccontarla per bene.
Se stai pensando di avviare o rilanciare l'email marketing del tuo brand e vuoi capire da dove partire, contattaci per una consulenza!